BERTOLA: “CON IL FILO DIRETTO ROMANIA TENIAMO UNITA LA COMUNITÀ ITALIANA”

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BERTOLA: “CON IL FILO DIRETTO ROMANIA TENIAMO UNITA LA COMUNITÀ ITALIANA”

Il presidente di Confindustria Romania, Giulio Bertola, racconta qual è la situazione del paese e spiega come funziona la piattaforma tecnologica approntata per fronteggiare l’emergenza coronavirus. “Prepariamo già la ripartenza, vogliamo essere pronti"

Giulio Bertola, presidente di Confindustria Romania, è rimasto al suo posto di combattimento, come tanti altri imprenditori italiani, nonostante l’avanzata del coronavirus anche in Romania, dove proprio in questi giorni si sono superati i 750 casi. È rimasto a Bucarest, in smart working come i colleghi: in sede, dopo la sanificazione, insieme al Direttore generale Rocco Ferri, va solo per incontri istituzionali legati all’emergenza sanitaria. “Gli italiani che hanno scelto di non rientrare in patria si sentono spesso isolati, non è come affrontare l’epidemia a casa propria. Noi siamo con loro ogni giorno, grazie anche alla Piattaforma Filo Diretto Romania, che abbiamo prontamente attivato e che ci mette in collegamento costante, facendoci sentire una vera comunità”.

Filo Diretto Romania è la risposta tecnologica che Confindustria Romania ha approntato in tempi record e che si sta rivelando fondamentale per affrontare l’emergenza Covid-19. “Ho cominciato a lavorare a questa piattaforma digitale appena mi sono insediato – ricorda il presidente – il primo febbraio. Allora non si aveva ancora la percezione di quanto grave sarebbe stata l’emergenza sanitaria. Dal 19 marzo questa iniziativa innovativa che ha riunito i due desk che avevo annunciato nel Programma triennale d’insediamento, l’Help desk e l’Information desk, può collegare tutta la comunità imprenditoriale, oltre 16mila imprese, e risponde alla richiesta di sostegno dei nostri associati, in tutto il paese. Per questo ho ricevuto tanti messaggi personali – confida Bertola – tanti grazie per essere rimasti vicino a tutti”.

Ancor prima di spiegare meglio il senso di Filo Diretto Romania e di raccontare qual è la situazione che vivono oggi gli imprenditori italiani insediati in Romania, Giulio Bertola ci tiene ad aggiungere che lui guarda anche avanti: “Sto già preparando la ripartenza, la piattaforma ci consentirà di mettere in contatto le imprese, di riannodare i fili delle filiere e dei rifornimenti di materie prime e semilavorati, delle multinazionali come delle piccole e medie imprese che rappresentiamo. Siamo la più grande Confindustria dell’Est Europa e saremo pronti a scattare appena potremo riprendere a produrre a pieno ritmo”.

Come funziona Filo Diretto Romania? “È una piattaforma relazionale, molto semplice da usare – risponde il presidente – che ci consente, contemporaneamente, di mantenere una moltitudine di contatti e gestire informazioni costanti tra le aziende e l’associazione, anche nei casi di emergenza di qualsiasi natura, dai terremoti alle epidemie, superando le distanze all’interno del Paese e tra la Romania e l’Italia. In pochi secondi possiamo comunicare con l’intera base associati, oppure possiamo segmentarla per regione, città, azienda, business, tipologia di comunicazione, etc., a seconda delle esigenze. In questo periodo l’accesso alla piattaforma è libero anche per aziende ubicate in Italia, Polonia, Albania, Macedonia del nord, Est Europa, insomma chiunque abbia interazioni d’affari con la Romania. Poi, al termine dell’emergenza sanitaria sarà riservata agli associati”.

Gli alert possono riguardare informazioni sulla situazione in cui si trova l’imprenditore, se è tutto a posto o ci sono problemi, se subisce discriminazioni, più frequenti in un’emergenza, se ha bisogno d’aiuto, e anche notizie sulla possibilità di spostarsi da un posto a un altro, per esempio sui voli disponibili con l’Italia: è recente la notizia che la compagnia aerea Tarom garantirà per i prossimi giorni alcuni voli da Bucarest a Roma e Venezia.

E gli associati? Cosa chiedono gli associati a Confindustria al tempo del coronavirus? “Informazioni sulla possibilità di muoversi da un paese all’altro – risponde Bertola –, di spostarsi da Timisoara a Bucarest, oppure richieste di aiuto per la gestione della modulistica locale. In poco tempo, siamo in grado di inviare una perfetta traduzione in italiano, così l’associato sa cosa compila. Qui la burocrazia è ancora molta”.
Al momento in Romania l’impatto del coronavirus è ancora abbastanza limitato ma il presidente spiega che si è assistito, impotenti, a una diaspora romena di ritorno, una moltitudine di famiglie che sono rientrate dall’Italia, dalla Spagna, dalla Francia e dalla Germania, probabilmente perché spesso non in possesso di contratti di lavoro regolari. Nonostante si sia avviato il contenimento con relativa quarantena, spesso le persone non rispettano l’isolamento e si muovono da una cittadina e un’altra. “Poiché è mancato totalmente un coordinamento europeo – denuncia il presidente – i singoli Stati hanno preso decisioni autonome: rischiamo che tra qualche giorno qui finisca come a Bergamo, tenuto anche conto che la sanità romena è in grande sofferenza, non certo paragonabile alla nostra, anche se la presidenza e il governo romeno si stanno attivando, con grande responsabilità, in modo incisivo e coordinato nell’affrontare questa emergenza”.

Quali sono al momento le ripercussioni del contagio sulla libertà di movimento delle persone e delle merci? “C’è stato un richiamo della Ue, i cittadini europei non possono essere sottoposti a blocchi, in particolare se hanno famiglie miste, quindi in Romania si arriva e dalla Romania si può partire. Per le merci abbiamo, purtroppo, dovuto scontare molte difficoltà, vuoi con i blocchi ai valichi, cito il Brennero e le code chilometriche, vuoi per le restrizioni imposte dalle autorità ungheresi e romene che limitavano l’ingresso ai mezzi con portata inferiore alle 3,5 tonnellate, quindi tutti i trasporti con volumi minori. Siamo intervenuti propositivamente, anche come Confindustria Romania, tanto che l’ultima ordinanza militare ha allargato la possibilità di accesso a partire dalle 2,4 tonnellate, anche se con l’obbligo ai varchi di confine di avere i dispositivi di protezione: mascherine, guanti, gel disinfettante e un documento che attesti da dove si è partiti, quali paesi si è attraversato, qual è la meta finale. Ovviamente l’autista che non presenta sintomi da infezione Covid-19 non è soggetto a provvedimenti di isolamento o quarantena. Da tempo abbiamo stabilito una linea diretta con il governo e questo ci ha aiutato: siamo passati da un atteggiamento iniziale formale a una vera collaborazione”.

“Ora le merci passano – conferma Bertola – ma penso che dovremmo organizzarci per potenziare il trasporto con i treni: il traffico passeggeri è ridotto e potremmo approfittarne per puntare sul cargo ferroviario, per esempio a partire dall’hub di Trieste. I costi del tutto-strada sono lievitati anche del 30%: gli spostamenti si sono complicati, la logistica sul tragitto non esiste e gli autotrasportatori non trovano i servizi di cui hanno bisogno, luoghi dove poter sostare, mangiare, dormire, lavarsi. E va messo in conto anche il pericolo del contagio: la maggior parte degli autisti di Tir in Europa è romena, e penso che dovremmo riconoscere a queste persone il giusto valore. Non esito a dire che sono eroi come i medici, garantiscono i rifornimenti dei beni essenziali. Le azioni discriminatorie spesso messe in atto contro di loro sono intollerabili”.

Quanto all’andamento dell’attività delle aziende italiane in Romania, la situazione è molto simile a quella dell’Italia. “Anche se è difficile quantificare con un dato preciso, possiamo ipotizzare di aver perso gradualmente almeno il 60% della produzione locale – stima a grandi linee Bertola –. Se gli stabilimenti si bloccano lì da voi, la produzione si blocca anche qui, si spezza la filiera produttiva, l’arrivo dei beni intermedi. Chi può utilizza una forma di cassa integrazione. Intanto gran parte del settore tessile si sta convertendo alla fabbricazione delle mascherine”.

Lo stop deciso dal governo italiano, con l’ultimo decreto, avrà probabilmente ripercussioni anche in Romania. Ma il presidente Giulio Bertola guarda già oltre: “Anticipare deve essere la parola d’ordine. Chi anticipa è a metà dell’opera. Affrontiamo con responsabilità l’attuale emergenza ma, nello stesso tempo, mettiamo in moto tutta la nostra capacità imprenditoriale per la prossima ripartenza. Quando sarà? Difficile prevederlo, tra quattro settimane o tre mesi, noi comunque saremo pronti”.

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